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DINASTIA BORGIA Chiesa e potere nel Rinascimento
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Reference: AVSA9875

  • La Capella Reial de Catalunya
  • Hespèrion XXI
  • Jordi Savall

La celebrazione dei 500 anni dalla nascita di Francesco Borgia (Gandia 1510 – Roma 1572), l’ultimo dei membri illustri della “Dinastia Borgia”, ci ha spinto alla realizzazione di questo progetto storico-musicale, dedicato a ricordare gli avvenimenti più significativi dell’epoca in cui vissero i principali protagonisti di questa affascinante e singolare famiglia: Alfonso Borgia (Callisto III), Rodrigo Borgia (Alessandro VI), Giovanni Borgia, Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Francesco Borgia.

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La celebrazione dei 500 anni dalla nascita di Francesco Borgia (Gandia 1510 – Roma 1572), l’ultimo dei membri illustri della “Dinastia Borgia”, ci ha spinto alla realizzazione di questo progetto storico-musicale, dedicato a ricordare gli avvenimenti più significativi dell’epoca in cui vissero i principali protagonisti di questa affascinante e singolare famiglia: Alfonso Borgia (Callisto III), Rodrigo Borgia (Alessandro VI), Giovanni Borgia, Cesare Borgia, Lucrezia Borgia e Francesco Borgia.

Padre Batllori, egregio ricercatore, grande umanista e maestro indiscutibile della storia dei Borgia, affermava che su di loro non si può fare né letteratura nera né letteratura rosa. Si dovrebbe semplicemente scrivere la storia obiettiva di quello che realmente furono e fecero.

Con questo nuovo Libro/CD dedicato a questa notevole “Dinastia”, presentiamo, appoggiandoci alle ultime conclusioni dei principali ricercatori su di loro, alcuni degli aspetti essenziali di quello che “furono e fecero”, senza ignorare le luci e le ombre che li accompagnarono. Siamo coscienti della difficoltà che comporta evocare la vita e gli atti di questi personaggi storici, marchiati da una terribile e duratura “leggenda nera”. Le loro vite, complesse e contrastanti, le vediamo profondamente radicate in un ampio insieme di fatti e avvenimenti che situiamo nel loro contesto storico-musicale: uno dei periodi culturali e politici più intensi della civiltà europea, che, iniziando all’albore dei tempi moderni, trascorre dal mondo medievale fino allo splendore del Rinascimento. Un’epoca, quella dei Borgia, di grandi scoperte culturali e geografiche (dalla civiltà greca al nuovo mondo), e anche di grandi conflitti, come l’espulsione degli ebrei dalla Penisola iberica, l’inizio dello scisma protestante, il culmine della guerra con i turchi, e lo sterminio dei moriscos nei regni ispanici.

I principali protagonisti di questa famiglia valenciana provenivano da Xátiva (città situata nel regno di Valencia, uno dei territori della corona catalano-aragonese). La loro vita si svolge tra il 1400, pochi anni prima della fine dello scisma d’occidente (1417) e della conquista di Costantinopoli da parte dei turchi (1453), e la vittoria dell’armata cristiana sui Turchi nella battaglia di Lepanto (1570), due anni prima della terribile carneficina di San Bartolomeo e della morte di Francesco Borgia, il suo ultimo grande esponente, avvenute nel 1572.

I Borgia vissero in un’epoca fortemente marcata da una costante e feroce lotta per il potere spirituale e secolare di Roma, centro nevralgico di tutta la cristianità e sede dello stato Vaticano. Dall’epoca medievale, il potere del Papato sovrastava tutti i poteri secolari: un re scomunicato dal Papa perdeva la divina potestà di governo, e solamente il capo della cristianità poteva incoronare l’Imperatore dei cristiani, come fece Clemente VII con Carlo V nel 1530. Ricordiamo anche che i metodi politici e le abitudini sociali della vita ecclesiastica romana, in quelle epoche, erano molto differenti da quelli attuali. In quei tempi (secoli XV e XVI), la contraddittoria doppia vita, umana e religiosa, che conduceva una parte importante del clero, era nota a tutti, non come nella nostra epoca nella quale, per molti anni, si è cercato di negarla o di farla passare sotto silenzio. I due papi Borgia non fecero dunque che continuare con gli usi e i costumi del tempo, basati sul nepotismo e sul paternalismo; specialmente Alessandro VI, del quale si sa che ebbe più di nove figli: Girolama, Isabella e Pietro Luigi da madre sconosciuta, Giovanni, Lucrezia, Cesare e Gioffre dalla prima amante Vanozza Cattanei, e altri due dalla terza amante “stabile” Giulia Farnese. Le pericolose condizioni della vita in Vaticano a quei tempi, obbligavano a riempirne l’ambiente con quanti più membri della propria famiglia possibile, perché, per esempio, potere mangiare un piatto cucinato e servito da un parente di fiducia, poteva essere indispensabile per la propria sopravvivenza.

Siamo dunque davanti a personalità di statura mondiale che, con le loro grandiose contraddizioni e le loro molte debolezze umane, condussero un’esistenza esuberante, anche se piena di ombre, di violenze e di intrighi machiavellici (Machiavelli si ispirò ai comportamenti di Alessandro VI e soprattutto di Cesare Borgia, per scrivere “Il principe”), furono anche grandi difensori del potere della Chiesa e dell’indipendenza politica e territoriale del Vaticano, nonché abili negoziatori in tutte le questioni politiche e militari. Protettori degli umanisti e degli ebrei sefarditi (accolti a Roma, nonostante le proteste dell’ambasciatore dei re cattolici), Callisto III e soprattutto Alessandro VI furono anche grandi mecenati dell’arte e della musica, attività che nel ricordo furono inevitabilmente zavorrate dalle discutibili abitudini, dai metodi violenti e dalle estreme debolezze carnali che diedero origine ad una terribile leggenda nera che crebbe fino alla morte di Alessandro VI e si è conservata attraverso i secoli, deformando la visione della reale storia borgiana. Non dimentichiamo che questa leggenda nera si andò creando e sviluppando a partire da una vita ben poco compatibile coi principi e l’esempio che ci si sarebbe dovuto aspettare dal capo spirituale del cristianesimo in terra. Una vita troppe volte macchiata da sangue (assassinii), da atti di violenza (vendette) o depravazione (orge e baccanali), e perfino da sacrilegi (tornei sessuali nelle stanze papali durante le celebrazioni del giorno dei morti), che, nel loro essere eccessivi, non erano tanto diversi da quel che accadeva nelle altre case nobili italiane. A partire da questi fatti reali, la vita e la reputazione dei Borgia furono rese ancora più oscure da accuse esagerate o false, spesso date in pasto all’opinione pubblica dai principali clan che detenevano il potere nell’Italia del momento, come difesa o vendetta per decisioni e atti politici che causavano loro pregiudizio.

Pochi personaggi antichi hanno sofferto una deformazione tanto sistematica e duratura della loro realtà storica come quella che ha subito la famiglia Borgia, e specialmente, al suo interno, Alessandro VI e i suoi due più celebri rampolli, Cesare e Lucrezia. Pochi sono anche quelli che possono illustrare in modo così estremo la conflittuale relazione tra il mondo della Chiesa, come istituzione, e quello delle sfere del potere secolare e spirituale. Tutto ciò nel preciso momento in cui nella società europea iniziavano una fioritura artistica e un dibattito spirituale e intellettuale spettacolare e innovativo, ispirato dalla scoperta della civiltà greca, che si cristallizzeranno nel pensiero umanistico e in uno sviluppo creativo che forgeranno l’abbandono del mondo medievale, per lasciare il passo a un vero “Rinascimento” culturale e sociale.

Il primo Borgia illustre fu Alfonso Borgia, che accompagnò il re d’Aragona, Alfonso il Magnanimo, nella conquista di Napoli, e poi si stabilì a Roma, dove, nel 1445, sarebbe stato incoronato papa col nome di Callisto III. Durante il suo papato, oltre a porsi come priorità il recupero di Costantinopoli (divenuta Istanbul nel 1453), si distinse per la sua politica di carattere umanistico. Fu considerato da Enea Silvio Piccolomini “un eccellentissimo uomo di cultura”, ed è nota la sua amicizia con lo stimato latinista Lorenzo Valla (1407-1457).

Il caso di Rodrigo Borgia è sensibilmente differente, in quasi tutto, da quello dello zio Alfonso. La sua terribile reputazione non deve farci dimenticare che fu uno dei mecenati più notevoli del Rinascimento italiano. Non fu un grande intellettuale né un umanista di successo, ma fu veramente amico degli umanisti e favorì moltissimo lo sviluppo delle arti, delle lettere e delle scienze. Come affermò Gregorovius (1877) “ogni incultura era lontana da Alessandro VI”. Tra i grandi geni dell’epoca che hanno collaborato o hanno avuto relazione con Alessandro VI, emergono Josquin Desprez (il più importante dei suoi musicisti preferiti, che compose il cupo e drammatico mottetto a quattro voci gravi “Absalon fili mi” in omaggio a Giovanni Borgia (II duca di Gandia), figlio maggiore del papa, brutalmente assassinato), Niccolò Copernico (1500), Leonardo da Vinci (1502-1503) e Michelangelo (1500).

Tra i numerosi figli che ebbe Alessandro VI citeremo Giovanni, Cesare e Lucrezia, quelli che furono più vicini al loro padre. Il primogenito, Giovanni di Gandia, fu assassinato nel 1497, un anno dopo essere giunto a Roma. Cesare, che, nonostante non avesse la minima propensione per lo stato ecclesiastico, era stato nominato arcivescovo di Valencia a diciassette anni e cardinale a diciotto, approfittò della morte del fratello per occupare il posto di erede e di capo dei Borgia in Italia. Nominato capitano generale degli eserciti pontifici, modello del Principe di Machiavelli, i trentadue anni di vita di Cesare Borgia sintetizzano tutta la turbolenza di un’epoca di conflitti e lotte spietate per il controllo del potere secolare e spirituale. Un alone di zolfo avvolge Lucrezia, la sorella di Cesare. Le calunnie diffuse dai nemici del padre Alessandro VI – fu accusata di doppio incesto – hanno acceso per secoli l’immaginazione di molti. Ammirata dai più grandi spiriti della sua epoca: Bembo, Tiziano e Ariosto, Lucrezia simbolizza la forza della donna del Rinascimento, con la sua bellezza, la sua intelligenza, il suo senso politico, il suo talento e la sua generosità come mecenate, la sua sensibilità sociale (a Ferrara, i sudditi la chiamavano “la madre del popolo”). Non si tratta, dunque, dell’eroina romantica alla quale siamo stati abituati, bensì della vera antagonista delle tragedie che le toccò di vivere.

Francesco Borgia, bisnipote di Alessandro VI da parte di padre, e del re Ferdinando il Cattolico da parte di madre, fu un pupillo dell’imperatore Carlo V, che servì fedelmente a corte. La morte dell’imperatrice Isabella del Portogallo nel 1539, segnò un profondo cambiamento nella sua vita e dopo un breve periodo come viceré della Catalogna, egli dedicò il resto della sua esistenza ad un’austera e militante pratica della sua religiosità, entrando nella Compagnia di Gesù. Fu un grande realizzatore e benefattore di progetti educativi e spirituali. La sua evoluzione religiosa culminò con la nomina, nel 1565, a terzo Generale dei Gesuiti. Inviato del papa Pio V in una importante missione diplomatica con le case reali di Madrid e Lisbona, la sua ultima missione la condusse a Blois, dove ebbe insieme a Caterina de’ Medici, un’udienza reale che, se avesse avuto successo, avrebbe probabilmente evitato il terribile massacro di San Bartolomeo dell’agosto del 1572, avvenuto mentre Francesco Borgia, malato a morte, riposava a Ferrara, alla corte dello zio Ercole d’Este (figlio di Lucrezia Borgia). Francesco Borgia morì a Roma il 30 settembre dello stesso anno. Nel 1624 fu beatificato da Urbano VIII. Un anno prima del centenario della morte, nel 1671, Francesco Borgia sarebbe stato canonizzato da papa Clemente X.

Entro l’immensa produzione storico-letteraria dedicata ai Borgia, a parte gli studi specializzati come gli Studien zur Geschichte der Papstlichen Kapelle, a cura di Bernhard Janz, pochissimi sono i riferimenti che ci parlano in modo pertinente del contesto musicale. Tra questi pochi bisogna citare – per l’attenzione che meritano i numerosi dettagli relativi alla pratica musicale – l’opera di Maria Bellonci dedicata a Lucrezia Borgia, l’interessante studio La Música i els Borja di Vicent Ros, pubblicato insieme ad un’interessante selezione di articoli dedicati a Els Temps dels Borja, e recentemente la nuova e appassionante biografia storica di Josep Piera Francesc de Borja, el duc sant. Vogliamo anche menzionare l’importanza di alcuni antichi e recenti studi che hanno contribuito a ristabilire una visione più obiettiva dell’universo borgiano, come quelli di Padre Miquel Batllori e più recentemente quelli compiuti da Joan Francesc Mira, Óscar Villarroel González e Santiago La Parra López.

Come nei precedenti progetti di Libro/CD, abbiamo diviso le diverse fasi della “Dinastia Borgia” in sette capitoli che vanno dalla Valencia musulmana del secolo XIII fino alla canonizzazione di Francesco Borgia nel 1671.

La 1ª Parte tratta di
Le strade verso il potere: origini ed espansione di una dinastia. 1238-1492
(CD 1) I. Origini e sviluppo della famiglia Borja.
II. Fine delle tre culture e conquista del potere. Il Vaticano.

La 2ª Parte s’incentra negli anni del papato di Alessandro VI
(CD 2) Supremus est mortalibus. Culmine e fine di un sogno. 1492-1509
III. Culmine e fine di un sogno.
IV. Tempi di rivolte e di umanesimo.

E la 3ª Parte, del passaggio
(CD 3) Dal “regno” convulso di Alessandro VI al trionfo spirituale di Francesco Borgia.
1510-1671
V. Battaglie e tregue: responsabilità militari e politiche.
VI. Rinunce e trasformazione spirituale.
VII. Ultimi anni, morte e canonizzazione di Francesco Borgia.

Questo ampio percorso storico ci permette di mostrare la ricchezza musicale dell’ambiente dei Borgia e della loro epoca, con le musiche più rappresentative provenienti dai canzonieri di Montecassino, di Palazzo, del Duca di Calabria, di Gandia. Composizioni firmate dai più grandi compositori del momento, ispanici (Johannes Cornago, Cristóbal de Morales, Lluís del Milà, Bartomeu Cárceres, Mateo Flecha, e Joan Cabanilles, includendo il Credo della Messa attribuita allo stesso Francesco Borgia, come esempio di un’arte più popolare) ed europei (Gilles Binchois, Guillaume Dufay, Josquin Desprez, Henrich Isaac, Claude Goudimel). Opere composte in molti casi per un’occasione concreta: per la celebrazione di vittorie, battaglie o tregue, per l’incoronazione di Alessandro VI, o anche per piangere la morte di personaggi importanti (Johannes Ockeghem, Lorenzo il Magnifico, l’imperatore Massimiliano, etc.). Tutto questo, completato con testi recitati di testimonianze poetiche, elogi, critiche, compreso il terribile bando sull’espulsione dei moriscos nel 1609.

La bellezza e l’intensità di tutte queste musiche danno nuova vita ai momenti essenziali di un’epoca convulsa e straordinaria, e ci avvicinano in una forma più obiettiva ed emozionante alla realtà sociale e culturale del tempo dei principali attori della Dinastia Borgia.

JORDI SAVALL
Torino, 27 maggio 2010

Traduzione: MUSIKEON.NET