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  • MR. DE SAINTE COLOMBE LE FILS Pièces de Viole
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MR. DE SAINTE COLOMBE LE FILS Pièces de Viole
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Info

Reference: AV9827

  • Jordi Savall
  • Jean-Pierre Marielle, Récitant

Le sei suite per viola sola di Sainte Colombe figlio sono state ritrovate alla biblioteca della cattedrale di Durham, nel nord dell’Inghilterra, copiate agli inizi del XVIII secolo da un canonico della cattedrale dal nome di Philip Falle. Della stessa mano rimane anche un’opera teologica firmata dal pastore Henri Auger de Sainte Colombe, originario della regione francese del Béarn e certamente membro della stessa famiglia dei musicisti.

Informazioni aggiuntive
Track List

Six Suites pour basse de viole seule

N° 4 en mi mineur
N° 2 en la mineur
N° 5 en si mineur
N° 1 en sol mineur
N° 3 en fa majeur
N° 6 en fa mineur

Jordi Savall, bajo de viola de siete cuerdas Barak Norman (Londres 1697)
Jean-Pierre Marielle, recitante

Descrizione

La famiglia Sainte Colombe, vittima oggi della sua discrezione (nonostante pazienti ricerche, il dubbio aleggia sempre sulle informazioni trovate), ha fortunatamente lasciato delle pagine di musica mirabili, tutte manoscritte, rinvenute nel corso di questi ultimi anni.
Monsieur de Sainte Colombe, ormai reso immortale da Jean-Pierre Marielle nel film Tutte le mattine del mondo, non è forse affatto quello che di lui si crede. Quanto a Sainte Colombe figlio, si sono recentemente ritrovate le sue tracce… in Inghilterra.
Per quanto se ne può sapere a tutt’oggi, sembra che la famiglia sia originaria del Sud-est della Francia. Il padre si sarebbe chiamato Jean ed avrebbe passato la parte principale della sua vita a Parigi. Dopo essere stato allievo di Nicolas Hotman, ebbe a sua volta numerosi discepoli: Pierre Méliton, Jean Desfontaines, Jean Rousseau (che gli dedicò il suo Traité de la viole nel 1687), Danoville (che chiamò il suo maestro “Orfeo del suo tempo” nella sua Art de toucher le dessus et la basse de viole, dello stesso anno). E soprattutto Marin Marais, di cui Titon du Tillet nel suo Parnasse François del 1723 ha raccontato la meravigliosa storia: Sainte Colombe «s’era reso conto nel giro di sei mesi che il suo allievo poteva superarlo, e gli disse che non aveva più nulla da rivelargli. Marais, che amava appassionatamente la viola, volle tuttavia sfruttare il sapere del maestro per perfezionarsi nello strumento; e poiché aveva la possibilità di entrare in casa, utilizzava il tempo, in estate, in cui Sainte Colombe si ritirava in giardino, in una piccola capanna di assi che aveva costruito tra i rami di un gelso per potere suonare la viola con maggiore tranquillità e diletto. Marais s’introduceva furtivamente sotto la capanna; da lì poteva sentire il maestro e impadronirsi di certi passaggi e di certi colpi d’archetto particolari, che i grandi virtuosi amano tenere per sé. Questo però non durò a lungo, perché Sainte Colombe se ne accorse e si mise in guardia per non essere più sentito dall’allievo». Questo testo tende a mostrare la semplicità del musicista, addirittura un certo ascetismo, nonostante l’ammirazione che era in grado di suscitare intorno a sé. Forse questa riservatezza è da mettere in relazione con l’appartenenza di Sainte Colombe all’ambiente protestante, come attestano i suoi rapporti, per esempio, con Étienne Bourdet (capitano di fregata radiato dai quadri della Marina del Ponente in occasione della revoca dell’Editto di Nantes nel 1685), ed una nota contenuta nel manoscritto Haag (registro di stato civile dei protestanti della Chiesa di Charenton): «Colombe che aveva una condotta molto sospetta in campo religioso, 1700».
Titon du Tillet, cui si devono le principali informazioni su Sainte Colombe, ricorda due delle sue figlie che «suonavano una la viola alta e l’altra la bassa, e formavano con il padre un concerto a tre». Queste due figlie sono state identificate con i nomi di Françoise e Brigitte, legate per matrimonio a famiglie protestanti d’artisti. Ma è soltanto Rémond de Saint-Mard che, nelle sue Réflexions sur l’opéra, cita «un figlio naturale di M. de Sainte Colombe che non aveva abbastanza immaginazione per mentire». Ora, questo figlio, probabilmente a causa dei suoi orientamenti religiosi, si era stabilito in Inghilterra, dopo essere stato a sua volta, senza dubbio, allievo del celebre padre. Il magnifico tombeau composto in sua memoria, edito nel 1701 come quello di Marin Marais, è una testimonianza di gratitudine in questo senso. Abbastanza apprezzato nel paese d’adozione, Sainte Colombe figlio insegna la viola alla signorina Grisel Baillie a Edimburgo nel 1707, ed un concerto si tiene per lui il 14 maggio 1713 a Londra.
Le sei suite per viola sola di Sainte Colombe figlio sono state ritrovate alla biblioteca della cattedrale di Durham, nel nord dell’Inghilterra, copiate agli inizi del XVIII secolo da un canonico della cattedrale dal nome di Philip Falle. Della stessa mano rimane anche un’opera teologica firmata dal pastore Henri Auger de Sainte Colombe, originario della regione francese del Béarn e certamente membro della stessa famiglia dei musicisti.
La produzione di Sainte Colombe figlio si colloca più nella letteratura per viola da gamba francese che inglese (lo strumento cade in disuso in questo paese, in quell’epoca), anche se il compositore utilizza la viola tradizionale a sei corde e non a sette come in Francia, dove la settima corda era stata aggiunta allo strumento proprio da suo padre. Contrariamente a quest’ultimo, inoltre, Sainte Colombe figlio scrive per una sola viola, senza accompagnamento, mentre questo era in accordo con l’evoluzione del gusto, come mostra l’opera di Marais. Abbandonando definitivamente i pezzi con titolo propri di Sainte Colombe padre, il figlio ricorre (ad eccezione del Tombeau della sesta suite) all’ordine classico della suite di danze che usava alla fine del XVII secolo, sia nella musica per clavicembalo che in quella per complessi da camera.

CATHERINE CESSAC
Traduzione: Luca Chiantore

Bibliografia:
Jonathan Dunford, «I musicisti francesi anteriori a Marin Marais (2)», L’Écho de la viole, 4, 2000, p. 2-3; Corinne Vaast, «Monsieur de Sainte Colombe protestante?», Bulletin de la Société d’Histoire du Protestantisme Français, luglio-settembre 1998, p. 591-601; «A proposito di M. de Sainte Colombe », ibid., gennaio-marzo 1999, p. 189-191.